domenica, agosto 10, 2008

Talpa libera!

Anzi no.

Liberaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

E' così che l'ho sentita questa parola ieri, utlimo giorno di lavoro prima di vacanzelle.

La prima volta nella mia vita che lo vivo così, con la stessa identica sensazione dell'ultimo giorno di scuola.

Senso di euforia, eccitazione, leggerezza, energia potente.

Sensazione di poter avere il mondo nelle mani, così, d'improvviso.

Non so se sia da analizzare il fatto che la vacanza dal lavoro mi procuri queste sensazioni.

Ma non importa, ora è il momento di godermela e basta.

E non è un istante, ma crescerà, domani, dopodomani e dopodomani ancora e poi ancora ancora, sarà sempre più forte.

Lo so che è così.

E' come se l'aria contenesse più ossigeno, il sole fosse più luminso, il cielo più blu, i prati più verdi, il mare più azzurro e luccicante che mai, i gelati più buoni di sempre, il cappuccino gustosissimo, come se non l'avessi mai bevuto, le mie zampe più forti e veloci, i miei sensi più vivaci, le mie percezioni nitide.

E' come se tutto fosse nuovo, mai visto, mai sentito, mai provato.

Le giornate un'avventura da vivere, tutta da costruire.

Non so spiegarmi perché, ma è così che mi sento.

Ogni batuffolo di nebbia, dissolto.

Via tutti i velatini.

martedì, agosto 05, 2008

Il rovescio della medaglia

Il bello delle bizzelle?

Il bonus di cui si gode dopo.

Per un po' sei al riparo da ulteriori bizzelle, vuoi perché ti parli il giusto, vuoi perché ci hai speso un mucchio di energie, vuoi perché un'altra la vuoi evitare.

Il periodo che segue la bizzella è mare calmo, per chi è implicato.

Il resto del mondo no, non lo è.

Ognuno è responsabile delle proprie bizzelle e dei post bizzelle.

Dunque, pare che tutte le cose abbiano un lato positivo.

La talpa privata dei suoi momenti di ripristino, di relax, di piacere, di gioco, di passione, è come un bambino privato del sonno e del lattuccio.

Intrattabile, irragionevole, scalciante.

A questo non riesco a trovare un lato positivo, quindi non è vero che proprio tutte le cose ce l'hanno.

Vado a fare un girello al mare per riappropriarmi di alcune parti di me stessa.

Spero che le correnti marine le riportino a me..

lunedì, luglio 28, 2008

A un passo dalla cima

Sono viva?

Beh, mi sembra una parola grossa per descrivere il mio stato oggi, che di vitale ha poco e niente.

Sono reduce da un altro weekend di lavoro, di nuovo quattro giornate di lavoro condensate in due, con quelle precedenti e successive, quelle normali intendo, che non si sono mai fermate.

Non ce l'ho fatta a superarle indenne, era troppo per me, era già troppo una volta sola, ma due in un mese... invalicabile.

Ieri, nel pomeriggio ho avuto uno sprint di energia, in cui ho detto alla mia collega "senti, se arriviamo indenni alle otto, è fatta. A quel punto sarà tutta discesa!"

Lei era d'accordissimo con me.

Le ho fatto anche il disegnino, tecnico, con tanto di difficoltà sulle ordinate e tempo sulle ascisse, eravamo praticamente quasi all'apice.

Lei è più pratica, non era interessata al disegnino, ma tutte le volte che mi incontrava annuiva e faceva l'occhiolino.

Ma io invece dicendo così me la sono gufata.

O forse dicevo così solo perché ci speravo, perché speravo che dicendolo, ce l'avrei fatta davvero ad arrivare fino in fondo incolume.

Ma non è stato così.

Il fine settimana, mentre io parlavo e scherzavo (perché non smetto quasi mai di scherzare), lasciava il segno, agiva, scavava in profondita.

Un solco così profondo da cui poi, poco prima delle otto, sarebbe esplosa la bizzella, come un geyser.

Non ho mai scalato una montagna, neanche un colle, forse solo qualche albero, ma mi sono sentita come quando scali una montagna e arrivata all'ultimo metro, con una mano già sulla vetta, il piede ben piazzato e l'ultimo metro da percorrere, perdi la presa, la mano ti scivola via e precipiti giù.

Forse nella mia vita precedente ero una scalatrice anziché essere una talpa.

Non so neanche da dove sia partita, come tutte le bizzelle, che poi a ripensarci un senso non ce l'hanno mai.

So che la collega mia complice nella scalata continuava a ripetere che era colpa sua, anche oggi, e io non capisco perché, né ho avuto la forza di chiederglielo.

So che non ho voglia di analizzare l'accaduto, che mi dispiace un casino per non avercela fatta.

Non so perché, ma credo per me avesse un qualche significato.

Stamane la compagna di scalata mi ha portato un po' di pizza, sa che mi piace.

Stamane gli umori di tutti erano indefinibili, come dopo una bizzella, come dopo il passaggio dei dissennatori, come dopo un'esplosione.

Quella strana calma fatta di vuoto, di silenzi e di strane cortesie.

Ora mi sento in debito di un anno di energia, nel senso che è come se avessi già consumato il fabbisogno di energia dei prossimi dodici mesi.

Quindi nel prossimo anno dovrei lavorare per risanare il debito, più provvedermi della quantità giornaliera necessaria, sperando che non giungano imprevisti, con richieste eccezionali.

Fortunatamente gli esseri talposi, come quelli umani, in situazioni di stress, ciompamento, incatagnamento, non riescono ad avere visioni obiettive, né a fare bilanci realistici, sulla quantità di energia effettivamente presente né su quella realmente consumata, né sui tempi di ripristino, che in tempi ciompati possono apparire infinitamenti lunghi.

Il tempo si diverte sempre a giocare con gli umori, come gli specchi deformanti.

Insomma, conto su questa legge, che credo sia l'unica o una delle poche a non godere di eccezioni.

Insomma, come legge mi pare, per fortuna, piuttosto incontrovertibile.

Intanto, pomeriggio nella buchina, buona buona.


giovedì, luglio 24, 2008

Piccole indecisioni.

Jeans larghi oppure stretti?

Maglietta mezza manica o canottiera?

Capelli sciolti o legati?

Zainetto o tracolla?

Ora, dopo questo post, prima di uscire, leggo un po', scrivo o disegno?

Carico subito il cellulare o mi porto dietro il carica batterie e lascio che si scarichi prima del tutto?

In quale bar prendo il cappuccino?

Che tipo di musica ho voglia di ascoltare?

Piccole indecisioni talpose.

Scritte qui, nero su bianco, così, tutte insieme, che si danno man forte, fanno di me una talpa super indecisa, ma è tutta apparenza.

E l'apparenza, come ben sappiamo, spesso, spessissimo inganna.

Bisogna sempre leggere tra le righe.

E allora, se in questo scritto ci si tuffa fra il bianco di ogni frasuccia, si scopre che di indeciso in realtà c'è molto poco.

Perché la talpa sa che indosserà jeans, che non indosserà una camicia, che porterà con sé un qualche tipo di borsa, che prima di uscire non starà con le zampe nelle zampe, che il cellulare prima o poi lo caricherà e non intende rimanere senza, che di sicuro il cappuccino lo prenderà, che ha voglia di ascoltare un qualche tipo di musica.

Le indecisioni riguardano giusto piccole modalità, inezie..

Sfumature che movimentano il colore.

Dolci increspature sulla superficie di un mare di certezze.

Orme apparenti sulla fresca battigia.

Quisquilie.

...

Ma perché indossare jeans e non una gonnellina?

E perché non un vestitino?

E perché non una camicia?

E perché ascoltare musica?

Perché non stare in panciolle?

Perché caricare il cellulare?

Tanto perché troppe certezze e troppa decisione vanno minate alla base, è assolutamente necessario.

A presto  ;-)

mercoledì, luglio 23, 2008

Turbolenze.

Il pc è turbolento e prima di aprire una pagina pare debba superare cicloni, tempeste, maree, mostri marini, e tante altre insidie che gli si parano davanti.

Le icone, quando ci clicco sopra, sprofondano nel buio del desktop e spariscono, così che tutte le volte vado a guardare dietro al monitor se per caso fossero finite lì, fluttuanti nell'aria, solide e tangibili. Mi piacerebbe accadesse :-)

Il tempo è turbolento, venti forti si sollevano improvvisi e altrettanto repentinamente spariscono, lasciando talpaland sgomenta e polverosa.

L'animo talposo è turbolento, da non riuscire a capire dove sia il capo e dove la coda.

L'umore è indefinibile, assolutamente incomprensibile.

Ma di sicuro influenzabile e impressionabile, per un nonnulla.

Tutto assume valenza amplificata, in modo esponenziale, una volta entrato nel corpo talposo, il che non è quel che proprio si dice "avere il controllo".

Nonostante ciò la talpa oggi vive, esce, agisce, anche se si spaventa molto facilmente.

Forse si spaventa perché anche il fatto più semplice viene catturato dalle turbolenze interne e diventa complicato e ingovernabile.

Anche ascoltare la musica oggi è difficile, è troppo, ma lei l'ascolta ugualmente.

Dunque, si tratta di una talpa in balìa di turbolenze interne ed esterne, ed è chiaro, in una giornata così bisogna augurarsi che tutto fili liscio e che il mondo le voglia bene.

Non c'è altro che possa fare, se non andare.

Avanti, naturalmente.

mercoledì, luglio 16, 2008

Il barattolone rosso

Compito del giorno: staccare l'etichetta da un barattolone rosso, che un giorno aveva ospitato nel suo buzzino etti di polvere proteica.

Interessante per tuffarcisi dentro e osservare da vicino i pallini di amminoacidi, non da ingerire, certo.
Infatti il barattolone mi è pervenuto già vuoto.

E' bellissimo! Grande, rosso, luccicante.

Quando l'ho visto mi si sono illuminati gli occhi, è stato amore a prima vista.

Il mio piacere nel guardarlo deve essere stato così evidente che la persona che ha ingerito tutta la polvere, una volta svuotato me l'ha regalato.

Ah, il tipo che l'ha slurpeggiato non ha subito grosse trasformazioni, non si vedono i pallini di amminoacidi sporgere dalla sua pelle, non ha cambiato colore, la sua voce pare la stessa, cammina più o meno nello stesso modo, il suo umore è incredibilmente variabile, ma non lo conosco abbastanza da sapere se possa essere colpa dei pallini. Si tratta di un mio collega, e lo conosco quasi solo per il barattolone regalato.

"Che ci farai?", mi ha chiesto quando me lo ha dato

"Non lo so", ho risposto, mentre lo stringevo contenta.

Non lo sapevo davvero, gli oggetti trovano collocazione lentamente nella mia vita, e anche l'uso, avviene solo quando è il momento.

Faccio un po' così con tutto. Può capitare anche che mi dimentichi apparentemente di ciò che ho, ma poi tutto rispunta fuori al momento giusto.

Così il barattolone è rimasto nel suo sacchetto per quasi un mese, ma in questo caso non mi ero dimenticata di lui, semplicemente non mi affannavo nel definirne l'utilizzo.

Poi, qualche giorno fa ho capito che era nato per contenere tutti i miei oggetti da disegno.

E' talmente perfetto che mi pare non possa esserci altro contenitore possibile per loro.

Nati per incontrarsi.

Se lui non annega prima.

Ora giace nel lavello, coperto da un bel po' d'acqua calda il cui compito sarebbe rimuovere l'etichetta nera.

Ho provato a staccarla prima, ma il risultato è stato pessimo, rimaneva tutto il bianco e anche la colla sotto e mi stavo ustionando le zampine.

Confesso che ho un po' paura, perché l'impazienza non mi ha mai permesso di staccare le etichette per bene.

E' andata bene solo in quei rari casi in cui mentre lavi il barattolo, si stacca da sola, scivola via liscia liscia.

Ma accade solo col barattolo della nutella.

Quindi lui ora giace sepolto da un mucchio d'acqua.

Avrà caldo e si sentirà annegare e non capirà perché dopo tanto amore io lo stia trattando così.

E speriamo non abbia un carattere vendicativo, altrimenti appena gli butterò nel buzzino i preziosi oggetti da disegno, li stritolerà tutti, con i suoi muscoli possenti.

Non dimentichiamo che prima di loro nel buzzino aveva un mucchio di proteine, è super forzuto.

Ma confido nella pace e nella comprensione e nel chiaro senso di appartenenza tra lui e gli allegri oggetti da disegno.

Ora vi lascio e vado a vedere come si sta evolvendo la situazione, se è ancora lì, se galleggia o boccheggia.

P.s. L'ho trovato fuori dal lavello, con un accappatoio rosso addosso e una bibita in mano, l'etichetta quasi integra e ben appiccicata,
"Con questo caldo ci stai tu, bella, immersa nell'acqua calda, con la testa sotto, senza maschera e boccaglio. Per chi mi hai preso? Sgrunt!"

La convivenza si preannuncia difficile, come in tutti i grandi amori del resto.

domenica, luglio 13, 2008

Comportamenti indecifrabili

Ci sono giorni in cui la talpa ha bisogno di riposo, proprio lo sente dentro.

In genere accade quando trascorrono molti giorni in cui non trova modo di rigenerarsi.

Che non equivale ad avere tempo libero, ma significa riuscire ad usarlo per trovare benessere, per trovare calma, per raccogliersi, per riattivare l'energia nel modo giusto.

Il concetto di riposo è molto relativo, fondamentalmente io mi riposo facendo ciò che mi piace.

Ma ci sono giorni in cui il mio concetto di riposo coincide col nulla assoluto.

In quei giorni lì, la talpa riesce a starsene in panciolle per un tempo indeterminato, senza avvertire alcun bisogno, se non quello del nulla.

Esattamente come Paperino.

La talpa giace e si ritempra nel dolce far nulla, inserendo giusto qualche lettura, del cibo per sfamarsi, dell'acqua per bere, dei cambi di luogo e posizione per non incorrere nella noia.

Ma non c'è pericolo, quando la talpa richiede il panciolle, non si annoia.

Poi, arriva un momento in cui l'esigenza di nulla si esaurisce.

Il cambiamento in genere è talmente repentino, che il corpicino della povera talpa in panciolle fatica a seguirla in questo guizzo di attività.

Così è accaduto oggi, quando mentre giaceva sulla poltrona, con le zampe sul parabordo, d'improvviso ha sentito: CLICK!

In pochi minuti si era già vestita, preparato zaino, infilato cuffie di talpapod nelle orecchie e precipitata fuori, con il resto della talpa sonnecchiante che cercava di seguirla, arrancando e cercando un senso a questa nuova situazione.

"Ma dove va ora questa matta?"

Al mare, in barba ad ogni previsione del tempo nefasta, a nuvoloni neri che sovrastavano la tana.

Perché la talpa va la mare quando ne ha voglia, non quando c'è il sole, ovvio no?

Il punto è che quando la voglia di niente si esaurisce e la talpa si è ricaricata, non c'è nulla che possa fermarla, neanche tuoni, fulmini e saette.

I due stati sono uniti solo da un click, forse una lucina che si accende da qualche parte e che annuncia "Talpa carica, sgommare please!".

Il fattore click, a parte lo scombussolamento generale momentaneo, non lascia traccia, ma anzi, il resto della talpa frastornata e perplessa, una volta giunto al mare, è felice.

"Ecco dove andava, la matta! Beh, mica male qui! Ora ci vuole solo un bel gelato!"

Benissimo, talpa accontentata, con cono gigante.

Dopo tanto riposo, se lo merita.


Il dopo, ma anche il durante

La gola graffiata, dolorosamente e piacevolmente graffiata per aver urlato contro il cielo senza ritegno.

Il sudore appiccicato per aver saltato senza sentire alcuna fatica, ma solo l'energia.

La sensazione di condivisione di energia sotto quel pezzo di cielo e davanti a uno spicchio di luna, sospesa accanto al palco.

L'incredulità di sentire quanta passione ed emozioni ti tira fuori una situazione così.

Lo stupore di sentire che quel che ti tira fuori è solo roba positiva, ed è così per tutti, un lungo momento di emozioni e energie positive per tutti, lì, assieme.

Tutto il brutto e il malvagio, spazzato via, come se non ci fosse più ossigeno  e spazio per loro.

Chiudere gli occhi, inclinare il busto indietro e lasciarsi invadere dalla musica  e sentire esattamente come si diffonde dentro ogni cellula.

Sentire di potere essere lì solo per ricevere e di averne tutto il diritto, senza bisogno di dare nulla, se non il canto e il movimento, la gioia, le lacrime, solo come ci va.

Il nostro momento di apertura e ricezione totale, di egoismo comandato, il nostro "sono qui per avere tutto quel che c'è da avere".

Il nostro sono qui per l'amore.

Sentire scendere le lacrime senza vergognarsi e senza che nessuno si stupisca, perché sotto quel pezzo di cielo, in quell'aria piena di musica, tutto è permesso.

Vivere momenti in cui se ti chiedono cosa è la felicità puoi rispondere, essere qui ora.

Momenti in cui vorresti essere lì e in nessun altro posto.

Momenti che ti ricordano come è sentirsi vivi.

Il dopo concerto del liga è sentire che sì, sono viva, senza ombra di dubbio.

Così tanto viva che a pensarci mi emoziono.

mercoledì, luglio 09, 2008

Liga day!

Jeans, canottiera nera, scarpe da tennis, cappellino nello zaino per non surriscaldare la chiorbina, già calda di suo.

Questo il liga look!

Mangiato schiacciata con prosciutto crudo, bevuto cappuccino.

Vado a perdermi nell'energia e nelle emozioni del concerto del liga.

Intanto sono ciompata perché le mie zampe maldestre hanno appena svuotato il cellulare di tutto ciò che c'era dentro.

Ora appare triste e vuoto anche solo a guardarlo.

Ma forse non tutto è perduto!

Ora vado.

domenica, luglio 06, 2008

Stai lì, luna, please!

Quattro giorni di normale lavoro condensati in due, per la talpa è davvero troppo!

Ora giace stremata sul pavimento della sua tana, nella quale è riuscita a trascinarsi solo grazie a un tunnel precedentemente scavato e ancora pervio.

Le sue zampine non ce l'avrebbero fatta a scavare stasera.

A vegliare sulla botola della sua tana c'è un piccolo spicchio di luna, bello e rassicurante.

Lei spera rimanga lì e non vada via, che non si sposti da quel punto.

Vorrebbe anche che il cielo non modificasse il suo colore, vorrebbe che questo cielo qui rimanesse immutato, perché è l'unica cosa che stasera la fa sentire in pace e un po' al sicuro.

Chi dice che il lavoro fa bene? Alle lucentezza della sua pelliccetta avrebbe giovato di più un bel po' di ozio, disegno, pc, blog, passeggiatelle, risate, mare.
Poco tempo per stare con se stessa, perciò si sente sola.

Stasera la talpa si sente sfinita e insulsa.

E inutile.


lunedì, giugno 30, 2008

Perché dormire?

Non riesco a dormire.

Certo non è tardi, ma non ho voglia di dormire e credo che neanche fra un po' ce l'avrò.

Se avessi spazio e non ci fosse pericolo di dare noia alle tane vicine, mi metterei a ballare.

Mi sfagiolerebbe molto.

Anche disegnare.

Disegnare non fa rumore, ma non è una cosa che mi piace molto fare di notte, non c'è luce giusta.

Allora scrivo, ma non ho pensieri organizzati e non ho voglia di organizzarli.

Non ho voglia di organizzare nulla, men che meno il mio sonno.

Ho sete.

L'altro giorno mi sono mossa da talpaland e sono andata a trovare un mio amico nella sua città.

Alla fine del viaggio ero molto molto assetata.

All'uscita dalla stazione distribuivano lattine di coca cola light, aprivano le lattine e te le mettevano in mano, freschissime.

Le ragazze che el distribuivano erano vicine a delle grandi vele che pareva di uscire sul mare anziché sul piazzale di una stazione.

Mi hanno fatto sentire bene, accolta con grazia, mi hanno riconciliato con quegli istanti di disagio che sempre si provano quando si abbandona un treno per affrontare il mondo.

Ho pensato che sarebbe bello se fosse sempre così, ovunque.

Sarebbe bello anche se questo pc ora mi porgesse una lattina, una qualunque.

A casa del mio amico mi sono deliziata a vedere un piccolo merlo che ogni giorno entra in casa, prende la merenda e se ne va.

Appare dalla porta, poi zampetta dentro fino a piazzarsi nel fascio di luce che filtra dalla porta e se ne sta lì, fiducioso.

Ha un musino simpatico, il becco giallo, e lo sguardo curioso, il piccolo corpicino trasuda fiducia e tranquillità.

Una volta avuta la merenda zampetta via.

A volte torna a ringraziare o forse ad ascoltare i nostri discorsi, o forse semplicemente a sentirsi parte di noi.

Mi ha fatto molta tenerezza, gli ho fatto molte foto e ogni tanto ci ripenso.

Ieri ho fatto il bagno in mare, il primo della stagione. Ne ho fatti molti, non uno solo.

Ho mangiato pane e mortadella e bevuto succo ace e poi con le mani tutte unte mi sono tuffata in mare.

Poi ho mangiato il gelato e con le mani tutte appiccicose mi sono rituffata in mare.

Poi mi sono data la crema e con le mani cremose mi sono rituffata in mare.

Poi ho sudato e con tutto il sudore mi sono rituffata in mare.

Il mare mi ha accolto e si è divertito con tutto il mio sudiciume e mi ha rimesso in contatto con la mia parte selvaggia come solo lui sa fare.

Vado a bere, visto che il pc non mi serve punte lattine e poi cercherò di dormire, anche se stasera le ore di sonno mi sembrano un furto alla vita.

lunedì, giugno 23, 2008

Caramelle negli occhi

Nessuno gioca a questo mondo.

Eppure troppa serietà nuoce gravemente alla salute.

Non lo sa il mondo?

Anch'io gioco poco ultimamente e questo non mi giova affatto.

Perfino i bambini giocano poco  e mentre guardano i cartoni si consentono di ridere solo se qualcun altro ride.

Però l'altro giorno, in uno dei miei viaggi da film muto (musica nelle orecchie e immagini di vita che scorrono davanti ai miei occhi, senza sonoro) ho visto dei bambini felici, con le caramelle negli occhi.

Era una famiglia, indiani credo, ma non ne sono sicura, non sono molto brava a riconoscere le provenienze.

Erano bellini, allegri.

A un certo punto la mamma ha aperto un pacchetto di caramelle, tipo le dietorelle gommose, e le ha distribuite.

Da come le distribuiva e da come i bimbi le prendevano e poi le gustavano si capiva che le caramelle erano qualcosa di importante e non da tutti i giorni, non da tutti i momenti.

Non come quando noi compriamo le caramelle, i bambini ne mangiano una, la sputano e poi ne vogliono un'altra e poi rovesciano a terra il contenuto del pacchetto e ne vogliono un altro e spesso vengono accontentati e le caramelle sono solo roba da spiaccicare ovunque.

No, per loro non era così.

Ognuno ha preso la propria caramella, l'ha messa nel palmo della mano, l'ha guardata e poi l'ha messa in bocca.

E le guanciotte si sono gonfiate tutte e si vedeva l'acquolina che si mescolava alla caramellona gigante, mentre tutto rideva lì dentro.

Quasi non ci stava in bocca tutta quella massa di allegro dolciume

E poi la gioia è passata negli occhi.

Avevano le caramelle negli occhi, colorate e allegre.

Quelle caramelle avevano fatto la loro felicità, una felicità intensa.

La mamma intanto aveva già richiuso con cura il pacchetto con le caramelle rimaste e l'aveva riposto nella borsa.

A nessuno dei bambini sarebbe mai venuto in mente di sputarla o di chiederne un'altra.

Quella caramella, proprio quella e non un'altra, costituiva momento di gioia troppo grande per poter desiderare altro.

La loro gioia così pura e soprattutto la loro capacità di provarla, per una cosa apparentemente così semplice, come una caramella, mi ha fatto sentire bene.

La loro esistenza sulla terra mi ha rasserenato.

Mi hanno ricordato che la felicità può venire dal tatto e dal gusto di una morbidissima caramella.

Che un momento è speciale perché noi lo sentiamo così.

Perché siamo lì in quel momento e in nessun altro posto.

Che forse felicità vuol dire semplicemente essere.

Che forse, devo giocare un po' di più e prendere la vita meno seriamente.

Sì, ancora meno seriamente.

Al minimo indispensabile della serietà.


domenica, giugno 22, 2008

Lande deserte, talpose e non.

Tutti stanno guardando la partita.

C'è silenzio in giro.

C'è silenzio anche nel web, ma solo dove non si parla di partita.

Io mi sento come un animaletto che si aggira in luoghi lasciati momentaneamente incustoditi.

Come se tutto il mondo si fosse ritirato altrove, almeno per un po'.

E avesse lasciato spazio per annusare, sbirciare, osare, sospirare, zampettare. Indisturbata.

Viaggiatrice nell'atmosfera di un mondo deserto, ma solo per un poco.

Dove tutto fra poco riaffluirà, come un onda che si è ritratta per un tempo un po' più lungo lasciando la sabbia libera di essere esplorata.

Mi piace respirare l'atmosfera di luoghi lasciati deserti, di cui nessuno si cura e si interessa.

Mi piace affacciarmi dove non c'è nessuno, senza essere deserto davvero.

In un  luogo abitato, ma solo un po' trascurato e ignorato.

Come entrare in una cucina, trovare i fornelli e le luci accese, il frigo aperto, le finestre aperte, la radio accesa, eppure trovarla deserta.

Così è il mondo ora, insomma una parte di mondo, quella dove vivo io.

E la talpa vi si aggira, piacevolmente solitaria.


martedì, giugno 10, 2008

Talpa polverosa.

"L'altro giorno un mio amico mi ha chiesto - cosa è che ti fa sentire felice?"

"Sono rimasto interdetto, non sono riuscito a trovare una risposta e gli ho detto - ma che domande sono queste?"

"Ho sempre pensato che di fronte a una domanda del genere avrei saputo cosa rispondere, che avrei avuto addirittura più risposte e invece quando mi ci sono trovato mi sono sentito paralizzato, non sapevo cosa dire".

Questo è il racconto di un ragazzo a un gruppo di persone, tra cui c'ero anch'io.

Mi infilo in un gruppo di persone, insomma ne faccio una questione collettiva, perché mi pare un periodo di complicazione generale.

Come se il pianeta terra si fosse messo a frullare tutto, creando confusione ovunque.

Sì, mi pare un momento in cui tutti sono nei casini, chi più chi meno.

E in cui penso più che mai che il mal comune non faccia per nulla mezzo gaudio, perché se tutti vanno giù e nessuno rimane in superficie, chi getterà la corda per far risalire su la porzione di mondo che annaspa?

E' il classico caso in cui l'equilibrio è di importanza vitale.

Alterniamoci pure, ma dividiamoci in due parti, non tutti dalla stessa parte.

E invece avverto uno squilibrio nel pianeta, per cui appena l'occhio un po' ciompato incontra quello di un'amica, riconosce un suo simile.

Insomma, pare che ciompamenti, bizzelle, intolleranze, complicazioni, trovino terreno fertile ovunque. Pare non si trovino più esemplari disposti a stemperare, ammorbidire, alleggerire.

E una domanda sulla felicità, che certo, a pensarla in maniera astratta appare più facile di quanto non sia in realtà, di questi tempi diventa stonata come un tramezzino al tonno col cappuccino.

Ma io adoro il tonno col cappuccino.

Come qualsiasi domanda stonata che possa cambiare il corso dei pensieri collettivi.

Dunque in questo momento di mondo imbizzito sia benvenuta ogni molecola di diversità, insolenza, inquietudine, perplessità, provocazione, riflessione, capace di sovvertire una situazione, tramutare l'ordine in caos, aprire squarci di chiarezza, insidiare malesseri, provocare lacrime, strappare sorrisi.

Perché se c'è una certezza è proprio quella di sapere che basta il passaggio di una minusola molecola a modificare gli animi di almeno la metà del mondo, e che questa molecola esiste, sempre.

Che la bellezza sta nel sapere che nulla è sempre uguale, che l'equilibrio sta proprio nel cambiamento, e che pensare, cercare errori, farsi domande, incatagnarsi, passare da una parte del mondo all'altra, vuol dire vivere.

La talpa ha toccato il fondo o la cima dell'inquietudine ieri sera e sono quasi 24 ore che pensa, il che credo sia un record.

In tutto questo si sente piuttosto intensa.

Forse solo perché gli inquieti spesso hanno la pretesa di sentirsi più intensi degli altri e anche a guardarli mostrano quel certo non so che di polveroso che li rende sì, torbidi, intensi appunto.

Scuri, misteriosi...

Peccato che la talpa duri poco così misteriosa.

Ma forse è proprio per questo che la talpa si è messa a pensare, per apparire, almeno per un po', misteriosa a se stessa.

domenica, giugno 08, 2008

Cervello? Assente!

Toc toc?

Il mio cervello è partito per una vacanza e siccome la sua assenza inizia a farsi pesante, da qualche giorno, ogni tanto provo a bussare alla sua porta per vedere se si fosse deciso a tornare, ma niente, mi risponde il silenzio più assoluto.

Oggi ho sentito qualche rumore, quindi mi sono presentata alla sua porta per vedere cosa succedeva.

Pare sia tornato, ma si dichiara stanco e per nulla pronto a riprendere il suo lavoro a pieno ritmo. Inoltre dice che non è proprio sicuro di voler rimanere, dipende molto da come lo tratterò, pare.

Intanto, che modi sono di disturbare una massa di colore grigiastro, più molle del solito, che giace sul letto morta di stanchezza, che sta cercando di riallacciare le sinapsi, cercando di capirci qualcosa e di riadattarsi al mio mondo così complicato, dice.

Pare io non abbia riguardo e abbia dimostrato poco tatto, attenzione e sensibilità nei suoi confronti, andando a disturbarlo già oggi.

Insomma, pare tornato, ma questo è il suo umore e se non sto buona è già pronto a ripartire.

Ognuno nella vita ha le proprie rogne e i propri rapporti difficili.

Io ho questo.

Il mio cervello non fa discorsi, non scende a compromessi, se si scoccia prende e se ne va e bisogna solo augurarsi che prima o poi ritorni.

E non vuole massaggi ai piedini o olio balsamico nelle circonvoluzioni, no, vuole solo essere lasciato in pace.

Ma intanto è qui, è già qualcosa.

Gli ho messo su un po' di musica tranquilla, pare gradisca, non lo sento borbottare.

Ci riconcilieremo.

E io ricomincerò a partecipare alla vita in maniera un po' più attiva, e non da spettatrice distaccata.

E la mia mimica facciale, per ora piuttosto paralizzata, riprenderà vigore e simpatia.

Cosette da poco.

domenica, maggio 18, 2008

Dancing mole

Ieri superpanciolle, quindi oggi mi sono svegliata con l'argento vivo in corpo.

Conferma al mio amore per i contrasti, oggi così netto rispetto a ieri da sembrare quasi un effetto rebound.

O forse ieri ho riempito i contenitori di energia e oggi la sto sperperando.

Ho già combinato un sacco di cose, ma la massima espressione dello sperpero si è verificata in una danza folle, libera e liberatoria, di quelle senza costrutto, senza schemi, senza costrizioni e per questo così salutari.

Ogni volta che mi capita, non posso fare a meno di ripensare a un pezzo danzato dal grande Baryshnikov nel film Il sole a mezzanotte, dove lui improvvisa cinque minuti di danza per esprimere la sua rabbia e energia inespressa.

Ovviamente è un film e quindi non si tratta di vera improvvisazione, ma lui rende perfettamente la sensazione e l'emozione di danzare seguendo solo il proprio istinto.

E' un pezzo di una bellezza straordinaria.

E' un bel po' che non lo vedo, ma quando mi capita di danzare così, non posso fare a meno di pensarci.

Tornando all'energia, mi viene in mente che forse mi sento così perché ieri c'è stato un surplus di panciolle e i miei energy-container si sono riempiti troppo, traboccavano e così oggi si sono dovuti un po' svuotare.

Ma non si dice che l'energia non è mai troppa?

In più, mi ero svegliata con un po' di mal di testa, ma con tutte queste attività mi è andato via, tanto per tornare alla medicina alternativa.

E tanto per rimanere in netto contrasto con la giornata di ieri, per mettere dove ieri toglievo, ora metterò il musino fuori dalla tana, che è uscito anche il sole.

Due giorni opposti, come lo yin e lo yang, che si incastrano e formano un tutt'uno, ognuno indispensabile all'esistenza dell'altro.

E' impressionante come i contrasti siano così legati fra di loro.

Quante sono le affermazioni che emergono solo attraverso le negazioni?

Vado a mettere la chiorbina al sole così spengo la teoria, che è superflua.

sabato, maggio 17, 2008

Superpanciolle!

E' una giornata di superpanciolle, completa di pisolino nel tardo pomeriggio, con zampine penzoloni.

Mi ero convinta che una giornata così avrebbe aiutato la mia chiorbina a partorire idee fantastiche, ma l'unica cosa che ho partorito è un sorriso ebete sul muso, gli occhi chiusi per metà (durante il pisolino per intero) e l'inerzia più totale.

Che goduria, però!

Ora torno nel panciolle, che mi sono stancata moltissimo a scrivere queste righe.

Spero che questo piccolo sforzo non vivacizzi troppo la mia espressione, che per oggi vorrei mantenere meravigliosamente ebete.


Puzzetta di talpa!

Oggi ho aperto il messenger per vedere se la mia amica era online.

C'era.

Per noi essere online contemporaneamente è un evento degno di nota.

"Ci sei?" domando per richiamarla dai suoi eventuali girelli per la casa, più un trillo per essere più manifesta.

Dopo qualche minuto arriva la risposta.

"Le talpe puzzano di cacca di cavallo"

Rimango un attimo interdetta e come spesso accade nei casi di sgomento, rispondo una cosa senza senso.

 "Quali talpe?"

Nel frattempo non posso fare a meno di annusarmi un po' dappertutto e constato che no, non puzzo di cacca di cavallo e anche se puzzo un pochino, visto che non mi sono ancora fatta la doccia, è decisamente puzza di talpa.

P.s. Avevo dimenticato una doverosissima precisazione. A scrivere la frase puzzolente non era stata la mia amica, ma un intruso puzzone di nome "suo marito", al quale ho promesso finaccia assicurata se ci riprova. Sul tipo di finaccia devo ancora riflettere con calma.

giovedì, maggio 15, 2008

Medicina alternativa.

Ci sono giorni dritti.

Ci sono giorni storti.

Ci sono giorni misti.

Ci sono giorni che  non si comprendono.

Ci sono giorni di transizione, semplicemente fra quello prima e quello dopo.

In ogni tipo di giornata accadono cose più o meno importanti.

Non so dire se i giorni nascano con una loro identità ben precisa e noi abbiamo solo il compito di abitarli o se noi ne determiniamo gran parte.

Propenderei per la seconda teoria, direi anzi che ne sono sempre stata abbastanza convinta.

Oggi dubito solo perché mi torna comodo pensare di non essere responsabile delle mie giornate, ma sentirmi semplicemente loro ospite, a volte desiderata, a volte indesiderata.

Senza perché.

Paradossalmente rendersi privi di volontà, svuotare la propria testa totalmente, rendersi ospiti passivi può mettere il proprio giorno di buon umore.

Così che a fine giornata possa venirgli in mente perfino di offrirci un cappuccino.

Di quelli belli anche solo a vedersi.

Ci sono giorni fatti per essere riempiti di cose banali. Come mettersi a cantare davanti ai testi delle canzoni che si ascoltano, scelti perché adatti più al canto che all'ascolto.

Come se la propria voce che canta sulle note musicali fosse l'unica cosa sensata da fare, tanto è rigenerante.

Ci sono un sacco di cose inutili che rimettono al mondo.

Mi spingerei a dire che quasi tutte le cose inutili sono massaggi per l'anima.

E che forse non c'è nulla di più dannoso e superfluo, per noi stessi, di ciò che invece riteniamo necessario e importante.

Ma so che oggi forse tendo ad estremizzare un po' tutto.

Ma qualcosa mi dice che sulle ricette bisognerebbe iniziare a scrivere: accendere il pc, cercare il testo della canzone che ci fa sentire bene e cantarla almeno due volte la mattina. Ripetere la sera.

Una volta imparata la canzone provare a cantare muovendosi nello spazio.

Non esistono controindicazioni né interazioni con altre terapie.

Non si sono riscontrati effetti indesiderati nell'uso a lungo termine della terapia, anzi, più se ne fa uso, meglio è.

venerdì, maggio 09, 2008

Semplice come la nutella

Il primo maggio ho lavorato.

Mi è capitato molto spesso di lavorare il primo maggio.

Potrebbe sembrare una contraddizione, ma invece non lo è.

E' solo la conferma che non sono una lavoratrice e il richiamo al lavoro nel giorno della loro festa parla chiaro.

Ma questa è un'eccezione.

Le contraddizioni in realtà mi appartengono come la nutella al suo vasetto prima di essere spalmata sul pane.

Solo che le contraddizioni che albergano così comodamente in me non vengono mai estratte dal corpo talposo per essere spalmate altrove.

Stanno lì. Conviviamo e ci guardiamo negli occhi senza stupore.

A volte si susseguono nel tempo, a volte contraddzioni diverse convivono, si manifestano nello stesso istante e tutte sembrano avere lo stesso diritto di esistere, ai miei occhi.

Mi appartengono da così tanto tempo, forse da prima che nascessi, che riesco ad osservarle con infinita serenità e affetto anche.

Che riesco a seguirle una dietro l'altra senza scompormi o a viverne tante contemporaneamente senza troppo turbamento.

Sono talmente ben integrate e armoniche, che alla fin fine io mi sento molto semplice.

Semplice come la nutella nel vasetto.

E oggi mi sento anche molto, molto, moooolto pigra.

Mi sono svegliata con bisogno di relax.

sabato, aprile 26, 2008

Il signor Infojobs.

Mi scrive tutti i giorni, una o anche più volte.

Non ho mai trovato nessuno che mi scrivesse così assiduamente come lui.

Solo che si è fatto un'idea sbagliata di me.

Mi offre strani lavori.

Alcuni incomprensibili, alcuni adulanti, alcuni anche normali.

Tra quelli diciamo normali metterei le offerte come cameriera, aiuto in sala, lavapiatti, roba così e fin qui ci siamo, se non fosse che non riesco a portare neanche una tazza su un piattino senza farla cadere, che a lavare un piatto impiego un quarto d'ora e che non sono d'aiuto quasi mai per nessuno.

Ma forse in questi campi, con un po' d'impegno e costretta alla fame, potrei migliorare.

Passiamo a quelli incomprensibili.

Contabile finito. Dunque, alla prima parola ci arrivo, contabile, colui che sa far di conto, più o meno. Ma perché deve essere finito? Finito dove? Finito come sfinito? E perché non infinito, non sarebbe meglio per il datore di lavoro?

Perché il povero contabile lo vogliono finito? Forse nel senso di rifinito? Un contabile è rifinito per definizione, tutti i numerelli lui li fa quadrare.

Segretario turnante. Che fa i turni? Tutti fanno i turni al lavoro, chi più chi meno. Forse intendevano dire tornante, che torni sempre, perché forse spesso i segretari vanno via e non tornano.

E' evidente che Mr Infojobs ama usare strani aggettivi.

Segretaria di ricevimento. Una segretaria addetta solo al ricevimento. Ma di cosa? Di chi? Una che accoglie, prepara il tè, distribuisce sorrisi e poi si dilegua? E dove sta? Accanto alla porta? Mah!

Ma Mr Infojobs si riprende alla grande con quelli adulanti.

Qui la talpa è gongolante e esterrefatta insieme.

Perché il lavoro più lusinghiero che mr Infojobs le offre pressoché quotidianamente è: CUOCA!

Quasi mai aiuto cuoca, quasi sempre cuoca, quell'essere che ha la cucina e il palato dei clienti fra le zampe, quella specie di re e regina che sta in cucina col cappellone bianco in testa, il cui giudizio è incontrovertibile, che aggiunge, toglie, spezia, assaggia, con quella manualità veloce ed elegante nel tagliare cipolle e carote e quant'altro, da rendere ogni tagliere felice di trovarsi lì, sotto la danza di quel coltello sapiente, allegro.

Allegro come sono sempre gli occhi dei cuochi sotto i cappelloni.

Ma è oggi che Mr Infojobs ha raggiunto il suo più alto grado di adulazione nei miei confronti, perché ho trovato più mail in cui ero addirittura stata promossa (perché chiamarmi così non può che essere una promozione) a: CHEF DE RANG!

Sono quasi svenuta.

Non so neanche cosa voglia dire, ma è una cosa francese altisonante, suona come qualcosa di grandioso.

Non più semplice cuoca, ma di più, che non capisco neanche come possa essere di più, ma lo è.

Chef de rang è più di cuoca.

Lui ha pensato che io sdegnassi la sua offerta da semplice cuoca e così si è sbilanciato, purché io accettassi.

Mr Infojobs ha superato se stesso.

Come faccio a dirgli che non so cucinare neanche un uovo, senza farlo rimanere male? Non ne ho il coraggio.

E chi altro mi considererà mai così tanto cuoca? Come faccio a infrangere questa bolla di fantastica fiducia?

Sapete, oggi Mr Info mi ha offerto anche un lavoro come bagnina. Una talpa bagnina. Una che si tuffa, nuota straveloce e salva gli umani. Tanta roba. Lavoro nobile. Una che fa tutte queste cose qui senza annegare, senza paura di annegare, che domina le onde senza paura, una che con l'acqua è un tutt'uno, ci galleggia sopra come fosse una ciambella col motore. Una di cui la gente si fida sola a guardarla, solo a sapere che è lì, col suo costumino arancione. Una che tutti salutano con simpatia e affetto. L'oggetto più colorato della spiaggia.

Beh, mi ha anche offerto di essere la signorina rottermheier della situazione, governante con esperienza. Lo so, lui pensava potesse farmi piacere, ma in realtà qui no, non mi ci vedo.

Insomma, come faccio a deludere Mr Infojobs? Colui che tutti i giorni si preoccupa per me e mi pensa capace di tutta questa roba?

Come faccio a dirgli chi sono io davvero?

venerdì, aprile 25, 2008

Arrosto di talpa.

Qualche giorno fa la talpa ha percorso il lungo tunnel che da talpaland porta al mare e si è avventurata in spiaggia.

Non è rimasta lì molto, solo un paio d'ore.

Considerando che si è fermata anche a bere un cappuccino con un cornetto, il tempo trascorso in spiaggia si è ridotto a un'oretta e mezza.

Prima di uscire dalla tana ha consultato il manuale delle talpe.

Lo ha consultato alla voce "talpe con pelliccetta molto delicata al mare nel mese di aprile".

Il manuale diceva "nonostante la tua pelliccetta molto delicata, puoi andare tranquilla, in aprile il sole è molto amichevole, ti darà solo delicati bacini sulla pelle, al limite ti farà un po' il solletico".

Così la talpa è partita allegra e fiduciosa con il suo zainetto in spalla.

Dopo il cappuccino, è andata in spiaggia e si è distesa sul suo asciugamano blu, con la musica nelle orecchie.

E' rimasta così, abbastanza immobile per una mezz'oretta circa, solo i piedi si muovevano a tempo di musica.

Indossava una maglietta azzurra e gialla a mezze maniche e un paio di pantaloncini blu.

Dopo poco che era lì, tipo dieci minuti, si sentiva bruciare il musino e il collo in modo piuttosto fastidioso e non capiva perché, il manuale era stato chiaro e rassicurante.

Così ha deciso di abbandonare la postazione fissa per fare una passeggiata.

 Ha infilato tutto nello zainetto e è partita, passeggiando con le zampine nell'acqua.

bello :-)

Però le bruciava il musino.

Finita la passeggiata ha deciso di ripercorrere il tunnel alla volta di talpaland.

Tempo totale trascorso, non più di due ore.

Arrivata nella tana si è guardata nello specchio e ha urlato AAARGH!

Il musino era viola, così pure le zampe anteriori, quelle fuori dalle mezze maniche e il collo.

Insomma, sulla pelliccetta il sole aveva indelebilmente disegnato la maglietta.

Ha riaperto il manuale, che diceva "scusa talpina, non capisco perché il sole ti abbia abbrustolito, pur essendo solo aprile e il tempo di esposizione così breve. Correggerò subito: per le talpe con pelliccetta delicata, usare sempre protezione solare, anche a dicembre".

A parte la questione puramente estetica, per la talpa non secondaria, in questi giorni dovevo trasformarmi in un biancospino e la maglietta tatuata sul mio corpo non si adattava né al personaggio, che è bianco per l'appunto, né alla canottiera bianca che dovevo usare in palcoscenico.

Così, per non apparire nerospino, ho dovuto estendere a collo e braccia il cerone bianco che già usavo per il viso.

Alquanto fastidioso!

Oggi, per sfida, ho ripercorso il tunnel che collega la tana al mare.

Prima di uscire mi sono spalmata la pelliccetta con protezione solare e nel mio zaino ho aggiunto le cremine, per una ritoccatina in spiaggia.

Ho ripreso il cappuccino, e mi sono stesa di nuovo sul mio asciugamano blu.

Cuffie nelle orecchie e piedi mobili sulla musica, per quella più vivace anche ginocchia in movimento.

Sono rimasta così un paio d'ore e ogni tanto mi davo pizzicotti sulla pelliccetta per sentire il grado di sensibilità.

Ma la pelliccetta appariva integra e resistente.

Poi si è alzato un bel vento, così ho indossato i miei abiti, sono rimasta un altro po' così, vestita sotto il sole e poi sono ripartita.

Arrivata nella tana, subito davanti allo specchio.

Niente pelle viola, e la maglietta tatuata sparita.

Sono fiera di me.

In barba al sole che non dà più bacini, ma morsi.

La talpa non si fa più arrostire.

E sotto il sole può anche dormire.

Buonanotte :-)

domenica, aprile 06, 2008

Il cornetto perfetto!

Slurp!

Oggi ho mangiato un cornetto magnifico, perfetto.

Che se non fosse che so che tendo un po' ad esagerare, mi spingerei a dire il miglior cornetto mai mangiato.

Ma so che non è vero, perché ne ho mangiati di fantastici, in condizioni che li rendevano ancora più fantastici.

Però questo era buono di per sé, non aveva nulla che lo abbellisse.

Giudizio sgombro da influenze esterne.

Me ne sono innamorata appena l'ho visto, giaceva tondo, panciuto e allegro nel suo vassoio.

Era un cornetto allegro!

Il cornetto perfetto secondo talpa:

Morbido, fuori e dentro.

Pieno, ma senza essere pesante, senza fare mappazza nel buzzino.

Tirato a lucido il giusto, mantenendo la sua personalità di cornetto, senza voler per forza somigliare alle sue compagne paste un po' smorfiose.

Il cornetto deve essere vuoto.

Con una forma cornettosa e compatta, classica.

Deve essere dolce, ma non troppo.

Ti deve guardare sorridendo.

Lui era così, talmente perfetto che il suo colore era molto più sul giallo che sul marrone.

Un cornetto solare.

Tantissima roba!

I sogni brutti

Schiacciando un pisolino ho fatto un brutto sogno.

Ho sognato che andavo fuori strada, e mentre ci andavo per fortuna mi sono svegliata.

Dunque è tutto a posto, sono ancora viva.

Il bello dei brutti sogni è il risveglio, quando capisci che era solo un sogno, è bellissimo.

Per alcuni di essi è davvero fantastico svegliarsi e capire che è tutto a posto, che quella brutta situazione non era che lì dentro, nel mondo dei sogni, un po' dispettosi.

Credo sia questo il motivo dei brutti sogni, la bellezza del risveglio.

Chi ci sarà alla regia del mondo dei sogni, a decidere quali e quando mandarli e come costruirli, è un mistero fanatastico in cui mi piacerebbe addentrarmi.

Mi piacerebbe che mentre dormo il re del mondo dei miei sogni mi invitasse a visitarlo e me li facesse vedere tutti, dove li tiene, come li crea, se ne ha un po' già pronti per le situazioni urgenti, o se li crea tutti sul momento e come, se li crea pensando a me o in base solo al suo umore o alla luce che c'è lì.

Beh, sì, mi piacerebbe farci un girello.

E anche dirgli che solo durante il sonno mi può prendere in castagna e spaventarmi con un sogno in cui vado fuori strada e magari precipito, visto che sono una talpa e vivo in una buca.

Per chi mi ha preso?

Domenica mattina!

Non è brutta, per niente.

Non ho mai tifato per la domenica, ma analizzando le sensazioni di stamattina (che è domenica) l'ho rivalutata.

La mattina però, il pomeriggio merita ulteriori approfondimenti, ma credo che sul pomeriggio rimarrò sulle mie posizioni.

Tutta un'altra storia i pomeriggi.

La domenica mattina il relax, il far niente, il riposo dell'anima, non è proibito.

Anzi, fa parte dell'atmosfera della domenica mattina sentire di poterselo concedere in libertà, senza stupidi sensi di colpa.

C'è l'aria intorno che ti dice di non fare tanto, che anzi c'è bisogno di fermarsi un attimo, di dedicarsi al nulla o alle attività piacevoli e senza senso, senza direzione.

A pensarci bene credo sia proibito chiedere a se stessi o a qualcun altro di fare qualcosa che non sia in linea col desidero di ripristino interiore, la domenica mattina.

E' lei stessa che lo dice.

Un intenso sussurro, impossibile ignorarlo.

domenica, marzo 30, 2008

Il nodo

Non quello del parabordo di cui parlo qui sotto, ma quello del filo che ho perso e che dovrei riannodare.

Sì, a volte perdo il filo che tiene insieme i tasselli della mia vita, cioè loro rimangono lì, tutti in fila, in qualche modo connessi l'uno all'altro, mentre io vado a farmi un giro.

E divento scorbutica e anche menefeghista e forse manco anche un po' di rispetto, ai tasselli di sicuro, non li seguo più, non mi curo di mantenere uno schema che stia tra il precedente e il successivo.

Fuori dai binari.

Credo sia una forma di ribellione.

Stupida.

Le mie forme di ribellione sono stupide, ma non per questo meno intense.

Sono improvvise, senza criterio dunque punto costruttive.

Insomma, qui non si sta parlando di talpaguevara, ma solo di una talpa che ci sono momenti in cui si sente salire dentro un fuoco turbolento, di mille colori, che la fa ribollire e dire di no a tutto.

Senza costrutto.

Ho avuto una decina di giorni così al lavoro.

Non sopporto le imposizioni, non sopporto le restrizioni senza appello, non sopporto le regole rigide, mi viene subito voglia di romperle, anche se non ne ho bisogno.

Non sopporto le sentenze senza possibilità di discutere.

E anche se mi rendo conto che le impisizioni sono sempre sulle stronzate e che quasi sempre tutti riescono a romperle, mi danno noia ugualmente, mi dà talmente tanta noia anche solo sentirle, che sento immediatamente il bisogno di fare il contrario.

Mi basta sentire una proibizione, che smetto di fare "la brava" e evidenzio tutto ciò che non si potrebbe, che non si potrebbe anche per me.

Alla parola "no" divento molesta, senza criterio, in tutte le direzioni, divento molesta anche per me, perché mi creo situazioni di disagio, ma devo farlo.

E' come marcare il territorio.

E' evidente, ho dei seri problemi con il no.

Quando lo sento arrivare "il no" a volte penso "ti prego, ti prego, non dirlo, che lo so da me, anzi sono d'accordo con te, ma se lo dici rovini tutto".

E lui arriva, NO e mi sento montare dentro la turbolenza, come fosse lava infuocata, inarrestabile.

Bastava usare altre parole, bastava non essere categorici, bastava una piccola sfumatura, bastava parlarne assieme.

Tutto ciò è incompatibile con il lavoro, lo so.

Infatti la talpa è adatta al lavoro in teatro, dove il no ha tutto un altro senso, dove ogni indicazione deve necessariamente sottostare all'interpretazione personale.

E adatta a lavorare da sola anche.

Tutto questo considerando che finora sono stata molto fortunata e ho incontrato persone che sono riuscite a capirmi e che non si sa per quale strano motivo continuino a sopportarmi.

Anche quando mi viene voglia di tirare pedate, proprio come i bambini.

Misteri grandi!

Buonanotte

E che tutto il mondo dica sempre di sì, che per il no c'è sempre tempo.

Anzi il no poi viene da se, senza bisogno di evocarlo, come conseguenza di una necessità.

Diamo fiducia al mondo dicendo sempre di sì!

domenica, marzo 16, 2008

Talpa con parabordo!

Da oggi, dalle 16.30 circa per essere precisi, sono una talpa munita di parabordo. Questo mi rende felice.

Non per difendere il mio culino dalle pedate (anche se, perché no, qualora dovesse servire...).

Ma dell'uso parliamo dopo, che non è importante.

Oggi sono andata a fare un girello al mare, nonostante il cielo molto nuvoloso suggerisse di stare a casa. Ma io ascolto poco i suggerimenti e quindi sono andata lo stesso.

Dopo un po' che me ne stavo lì seduta su un sasso, col culino bagnato, il vento e il freddo che iniziava ad insinuarsi dentro i miei ossicini, ho deciso di fare due passi per poi sgommare.

Inizio a camminare e lo vedo, lì a riva che galleggia, il mio fantastico parabordo.

Dapprima non ci faccio caso, cioè sì, lo vedo, impossibile non vederlo, ma il mio sguardo lo lascia lì, non fa altro che registrare distrattamente che c'è un parabordo che galleggia a riva.

E continuo la mia passeggiata, che però mi stufa subito, così decido di tornare indietro.

Al ritorno lo rivedo e stavolta è amore immediato, lui mi chiama. Sento un'energia che mi dice che devo prenderlo, così mi avvicino, inzuppo le scarpe in acqua e un bel pezzo dei miei jeans, ma quasi non me ne accorgo, come sempre quando sono impegnata in un' impresa che mi attrae, che supera ogni disagio, pigrizia e razionalità.

Lo prendo e lo appoggio sulla sabbia, così oltre che zuppo d'acqua diventa anche tutto sabbioso.

Così conciato, prendo la cima e me la passo sulla spalla, con lui che mi ciondola sulla schiena.

Dunque anch'io gocciolante, sabbiosa e felice. Pesa un po', ma anche quello non si sente.

Perché questa attrazione? Non lo so.

Beh, c'è un piccolo perché, ma non so se sia sufficiente.

Mi sono sempre piaciuti i parabordi, quei pendenti gonfi e morbidosi che difendono le pance delle barchelle.

Nelle mie poche, ma memorabili gite in barchella, io ero l'addetta ai parabordi nelle operazioni di attracco. Il mio compito consisteva nel prendere i parabordi, fare il nodo alla cima e poi lasciarli cadere lungo il fianco della barchella.

Beh, se vi sembra compito da poco...il parabordo ha un nodo tutto suo che io avevo imparato e l'altezza a cui lo si fa pendere è di importanza fondamentale e senza di lui, anzi di loro, e quindi senza di me, la barchella farebbe una finaccia cozzando e litigando con le altre accanto.

Proprio per questo io ero "the queen of parabord", così chiamata dal capitano in persona. Ah, parabord si pronuncia così come è scritto, per chi avesse qualche dubbio, io ero e sono "d quin ov parabord!".

Ecco il mio amore per i parabordi.

E così oggi me lo sono portato nella mia tana, così com'era, bagnato della sua acqua di mare e della sua sabbia.

Ah, c'è da dire che so bene perché la barchella a cui apparteneva se l'è perso. E' più che evidente che a bordo non avevano una queen come me. Alla cima è attaccato un attrezzo di plastica bianco, con un leva che si apre e si chiude, che serviva a legarlo al tubo di acciaio della barchella.

Che si è spezzato, così il povero parabordo è caduto in acqua.

Col fantastico nodo della queen non sarebbe mai accaduto, ovviamente.

Ora è il parabordo si trova a talpaland, nella mia tana, elemento di arredo fantastico, di estasiante bellezza.

Con la sua presenza massaggia i miei occhi, quindi il mio senso estetico. Il mio spirito, perché mi fa sentire bene. Il senso pratico che non ho, perché potrebbe servire per fare massaggi alla schiena, rotolandomici sopra e in caso di alluvione mi farebbe galleggiare, cosa molto utile visto che sono una talpa e se la mia buchina si allagasse io annegherei, perché le talpe non sanno nuotare. Con lui non accadrà.

Dunque da oggi sono una talpa con parabordo e la mia tana è protetta come quelle barchelle che possono prendersi a panciate finché vogliono senza mai sentire male.

C'era cosa più grandiosa che potesse accadermi oggi?

Non credo!

Talpa e parabordo salutano felici.

venerdì, marzo 07, 2008

Talpa marziana!

Sono reduce da una full immersion in marte.

Il risultato è devastante.

Si sa, su quel pianeta bisognerebbe andarci con le dovute cautele vista l'atmosfera irrespirabile, ma invece io l'affronto così, a mani, piedi e narici nude.

E ne pago le conseguenze, di brutto. Oggi di brutto.

Il nero che prendo da lì, per un po' mi invade e mi cancella ogni colore.

Marte mi annienta, totalmente, al punto che quando ne esco, devo ricostruirmi da capo.

L'unica cosa buona è il bisogno di uscirne che mi porta a starne lontano e il riassaporare, dopo, l'aria e la libertà per le piccole cose, che diventano di colpo enormi, tanto marte mi priva delle pillole di benessere basilare.

E' come se marte mi mettesse un cerotto sulla bocca, mi legasse le zampine,  e chiedesse agli elettroni di smettere di muoversi.

Marte non parla, marte non comunica, marte non ragiona, marte non scherza, marte non comprende, marte non lascia libertà all'espressione.

Marte non scende mai su un piano comune, su marte non puoi fare mai una cosa quando vorresti tu, ma solo quando vogliono i marziani.

Se ti trovi a ridere con loro, è solo perché in quel momento erano in vena di farlo.

Su marte la mia vita si esprime solo se trova un varco casuale.

Su marte tutto ciò che è più importante e bello e prezioso diventa d'improvviso molto lontano, come se lo lasciassi fuori porta per riprenderlo solo all'uscita.

Su marte ciò che sono non funziona.

Su marte cozzo contro tutto e tutto ciò che pare normale, a me pare folle.

Su marte si urla troppo e si parla poco.

Su marte io non devo andarci.

Su marte mi vengonoi cattivi pensieri, spesso vorrei che scomparisse e questo non è bello per i marziani che ci vivono.

Perché marte riesce a farmi venire i pensieri più brutti.

Io non odio nessuno, ma marte a volte riesce a farmi tirare fuori un odio che non ho.

Marte riesce ad annullare il mio livello di elevazione, quello che semplicemente mi fa stare sopra il male e il cattivo, che mi fa senitre che il bene di tutti è necessario per ognuno di noi.

Quello che non mi fa mai godere del dispiacere di nessuno.

Quello che mi fa sentire che stare bene è un obbligo per noi stessi e per gli altri.

Quello che mi sentire che l'energia positiva passa e si trasmette e muove tutto il mondo.

Il nero, anzi il marrone di marte annienta tutto e si impossessa di me.

Io non ho i mezzi per far sopravvivere me stessa su marte.

Posso solo starne lontana.

Perché marte alimenta il brutto che è in me e ammazza il buono.

Marte mi fa diventare uno schifo.

Marte mi fa sentire pessima mentre mi stritola.

Su marte riesco a reagire solo con leggi che non sono le mie, che non voglio siano mie.

Oggi, quando sono uscita, ho urlato "aria" e respirato a pieni polmoni e ho iniziato a correre per mettere spazio fra me e loro e forse sembravo pazza.

Perché marte mi fa sentire anche un po' pazza.

Marte non va bene per le talpe.

Marte non va affatto bene per le talpe.

mercoledì, febbraio 27, 2008

Scavando, scavando...

Ho scoperto un sacco di cose.

O almeno così mi pare, ma forse tante le sapevo già, le avevo solo dimenticate.

Ho scoperto il piacere sublime di ritrovarmi davanti a una tazza di caffellate la mattina, in pigiama, ancora un po' assonnata, senza limiti di tempo.

Ho scoperto che gli oro saiwa dopo un periodo di separazione sono ancora più buoni, anche se pareva impossibile che potessero esserlo di più. Il primo che ti si riscioglie in bocca dopo un po' che non li mangi, fa scendere quasi le lacrime.

Ho scoperto che è proprio vero che gli oggetti si nascondono e provato di nuovo la gioia di ritrovare oggetti perduti. Il mio guanto nero, si era nascosto nel cappuccio di una mia felpa e l'altro giorno mi si è manifestato cadendo mentre me la infilavo. Io avevo conservato il suo compagno, non me l'ero sentita di buttarlo via.

Ho scoperto che le piccole gioie sono davvero le più grandi e che le grandi riescono a comporsi solo se si vivono le piccole.

Ho scoperto che i bambini manifestano stanchezza solo quando si annoiano, proprio come noi grandi.

E che le talpe non si sentono quasi mai stanche. Potrei dire mai, senza quasi, se non fosse che a volte dicono di esserlo, ma in realtà non lo sono davvero. Le talpe in realtà non si stancano mai.

Ho scoperto che il nostro compito più importante è cercare di essere felici e in armonia con l'universo. Forse è l'unico nostro vero compito.

Ho scoperto che cercare di essere felice non vuol dire non doversi sentire mai tristi.

Ho scoperto che ci sono spettacoli dalla cui bellezza, poesia e delicatezza non si può che rimanere soggiogati, senza eccezioni. Tale bellezza nell'espressione dell'arte, annulla il giudizio e la libertà individuale, non si può che restarne magnificamente affascinati. E se non accade è solo perché eravamo distratti e non abbiamo lasciato che ogni istante di quella magia si impossessasse di noi.

Ho scoperto che non bisogna aver paura di seguire la propria strada e di cambiare la propria vita, perchè è proprio non facendolo che si diventa prigionieri della paura.

Ho scoperto che gli asciugamani che non profumano mi danno piuttosto fastidio.

Ho scoperto che l'esercizio del corpo giova alla mente più di ogni altra cosa.

Ho scoperto che c'è chi ha bisogno di dimostrare di essere grande e chi lo è e basta.

Ho scoperto che dopo tanta confusione è bellissimo ritrovarsi con se stessi.

Ho scoperto che rotolarsi nella terra e scavare quando è morbida è davvero fantastico.

Ho scoperto che sentirsi in comunione con tante persone, tutte insieme, non è facile e non so se sia davvero possibile. Ma che ci sono momenti, singoli momenti un po' magici e speciali, in cui questo può accadere. E quando accade è bello. Molto più bello che sentirsi singoli individui.

Ho scoperto che se riusciamo ad ascoltarci riusciamo ad avere le risposte che cerchiamo. Ma è necessario fare un po' di silenzio.

Ho scoperto che c'è davvero un momento giusto per tutto e che le coincidenze non sono altro che linee di energia che si incontrano.

Ho scoperto che se si riesce a tendere sempre al meglio e a non lasciarsi corrompere dal peggio tutto assume un senso di ricchezza.

Ho scoperto che fra qualità e quantità, vince sempre la qualità. E la domanda forse è sempre come, non quando.

Ho scoperto che mi piace mangiare le mele più di quanto non pensassi.

Credo di aver scoperto anche tante altre cose che ora non mi vengono in mente, ma soprattutto ho scoperto che ci sono infinite cose da scoprire, sempre.

Buonanotte

giovedì, gennaio 24, 2008

Talpa distratta!

Da qualche giorno la talpa è distratta, e l'apice della distrazione si manifesta al mattino.

Quindi mi ritrovo a mettere la tazza da lavare a posto, lo svelto al posto della zuccheriera, i biscottelli nel lavello, cose così.

La mia testa è fra le nuvole.

Lo sapete che da quando ho chiesto il sole qui, l'altro giorno, lui è apparso e non è più andato via? Il blog è magico.

Da domani inizia una nuova avventura teatrale che mi impegnerà per un mesetto. Sono felice, tesa, curiosa, disorganizzata, distratta, malinconica, non pronta, trepidante e tante altre cose tutte assieme.

Come quando inizia una cosa nuova, ignota, sospesa tra altre costrette a finire in ombra.

E' il piacere che tutto questo mi dà, saltellare da una cosa all'altra, che mi spaventa, credo. Riscoprire sempre quanto ci sto bene in queste situazioni qui, nelle diversità.

Cerco di starmene sopita e tranquilla a volte e anche di convincermi che vada bene così, ma accade sempre qualcosa che viene a scuotermi e a tirarmi fuori dalla mia buchina e come si fa a dire di no? Non si può.

E allora saltello di qua e di là, tra mille difficoltà e tutto questo mi piace un casino.

Mi fa sentire viva, il caos, la confusione, il cambiamento, mi fa uscire dalla paura che il tutto uguale mi dà.

Mi fa uscire dalla paura dell'assuefazione.

Dell'adagiarsi, del non riuscire più a vedere, a sentire chi sono io e chi sono gli altri e cosa mi accade intorno.

E tutto questo è molto complicato e lontano dalla talpatranquillità.

E così, domani inizia la mia nuova avventura.

Dove troppa distrazione non sarà ammessa.

Neanche poca a dire il vero.

L'altro giorno a un corso si dovevano fare dei raccontelli, non reali necessariamente, importante era che il raccontello esprimesse una chiara emozione.

L'emozione doveva essere la chiave e il motore del raccontello, che noi che ascoltavamo dovevamo poi indovinare.

Era bello.

Ogni raccontello, reale o di fantasia che sia, si colloca in luoghi geografici ben precisi, fateci caso.

E se qualcuno colloca una storia in una piazza, o una via o un paese, pare che l'ascoltatore inevitabilmente se lo immagini questo luogo e se non lo conosce, finisce per assimilarlo a un luogo che conosce, quindi se lo immaginerà in una piazza sua o una via sua, che sentirà simili a quelle del raccontello.

Insomma, da un'indagine finale è emerso che ognuno aveva collocato le vicende in luoghi reali molto precisi.

Io no.

Io se si parlava di una strada, immaginavo una strada come se la disegnassi, con dei palazzi e un marciapiede, ma di nessun luogo.

Io sui raccontelli degli altri costruisco set cinematografici, mai immagini reali.

"Interessante, vivi in un mondo tutto tuo!" mi hanno detto quando ho risposto che non sapevo che luogo fosse, che l'avevo semplicemente disegnato nella mia mente in base alla descrizione del racconto, con matita, china, colori o cartongesso.

I miei luoghi immaginari sono così, io non colloco nulla nel mondo reale.

Domani, dovrò collocare almeno me stessa nel mondo reale e lasciare la distrazione un po' in disparte.

Bene, che dire...che il caos regni sempre sovrano nella mia vita!