venerdì, novembre 13, 2009

Certezze talpose.

Io, che ho sempre molte incertezze, una certezza invece ce l'ho.

Se un giorno venissi ingaggiata su un veliero, di quelli grandi, a tre alberi almeno, bellissimi, mi piacerebbe moltissimo lucidare gli ottoni.

Ci penso sempre.

Io, che sulla terraferma non so mai cosa vorrei fare, so perfettamente cosa vorrei fare su un maestoso vascello.

Oh, come lo farei bene questo lavoro, li farei luccicare al sole come fossero di fuoco.

Sarebbe bellissimo.

giovedì, novembre 05, 2009

Mmmmm...talpina?

Perfino la talpina, quella della fotina, si è intalpata e è sparita chissà dove.

Ogni tanto lo fa e quando accade è segnaccio.

Perché forse lei avverte che il mio cielo è turbolento, il mio terreno accidentato, l'aria sferzante, i corsi d'acqua tumultuosi.

O forse, semplicemente, lei a sua volta ha delle brutte giornate e intalpandosi non fa che pensare per sé, e fa parecchio bene.

Quanto a me, spero che il cielo si rischiari, il terreno diventi un morbido manto erboso, l'aria si riscaldi e mi accarezzi e i corsi d'acqua e i mari si plachino e mi sussurrino dolci suoni in movimento.

Ma la vedo dura.


martedì, ottobre 20, 2009

Lambrusco e inquietudini.

Sono ciompata.

No, non è vero.

Sono inquieta e emotivamente instabile. Ecco, così credo vada bene.

Sfreccio dall'alto al basso, probabilmente toccando tutte le sfumature nel mezzo, tranne quella relativa al punto zero, che credo corrisponda alla tranquillità, alla pura quiete emotiva.

A pensarci bene, credo di non essermici mai fermata neppure per un secondo al punto zero, da quando sono nata.

Ad ogni modo, ho variazioni d'umore e quindi di pensieri, così repentini e continui che il ricambio è pressoché continuo e non riesco a stargli dietro.

Oggi parlavo al telefono con una mia amica e le ho detto che mi sentivo inquieta e instabile e lei ha detto "bene!" e poiché non avrei mai pensato che qualcuno potesse definire "bene" una simile confusione, improvvisamente ho rivalutato il tutto, diciamo che ho dato una luce nuova al mio stato e ho pensato che forse sì, è bene, per il semplice fatto che vuol dire che sono viva.

Molto molto lontana dall'essere X.

Ad ogni modo la mia amica mi ha detto di andare a mescolare la mia inquietudine con la sua, che tanto inquiete siamo tutte, davanti a una bottiglia di lambrusco.

Perché le talpe, ovviamente, quando si trovano, inquiete o non, bevono lambrusco.

Ed è proprio quel che farò.

lunedì, ottobre 12, 2009

L'autunno.

Il suo compito è non essere amato, comunque si comporti, anche se ce la mette tutta per andare contro la sua natura, il mondo ugualmente non lo sopporta, non lo vuole, sbuffa quando si trova a nominarlo.

Per quante giornate di sole possa regalarci, per quanto possa sforzarsi, non ce la può fare.

L'hanno disegnato così, con una colpa, quella di succedere all'estate, di dire basta alle vacanze e al caldo. E nessuno può consolarsi con l'idea della sua fine, di un suo passaggio veloce, perché lui lascerà il posto all'inverno, la stagione più fredda.

Lui, comunque si comporti, è quello che ci porta via l'estate e ci consegna all'inverno. Uno sporco compito, ma qualcuno lo doveva pur fare.

Io, la talpa, cosa ho a che fare con tutto ciò? In teoria nulla, per quanto ami le stagioni calde e il mare, non sono meteoropatica, quindi non mi sconvolgo più di tanto.

Ma. C'è un inquietante ma.

Quando danzai le quattro stagioni, mi fu assegnato il ruolo dell'autunno. Oh, era un saggio, io ero una ragazzetta, ma ricordo che anche allora non mi piacque granché e il mio costume aveva, ovviamente, i toni del marrone.

Sto lavorando su una cosa in cui io in qualche modo mi trovo a rappresentare l'autunno.

Sono nata in autunno, non a novembre per fortuna, ma ottobre, sempre autunno è.

Da quando ho realizzato questo inquietante legame con l'autunno, cioè ieri, sono turbata.

Non posso cambiare la mia data di nascita, non posso tornare indietro e rifiutarmi di danzare l'autunno, come forse, a ripensarci ora, avrei dovuto fare e...ora potrei farlo, rifiutarmi ora di lavorare sull'autunno e invece non lo faccio.

Perché?

domenica, ottobre 11, 2009

Umpf!

Nella notte devo avere avuto degli incubi, anche se non li ricordo.

Al risveglio, la colazione è stata problematica, non so se gli incubi ci entrino qualcosa.

Ad ogni modo, il piccolo cucchiaio con cui tolgo lo strato di pannetta dal mio caffellatte, quando lo tiro fuori dal microonde, era pieno di granellini di caffè, perché era lo stesso con cui avevo preparato il caffé e così la pannetta è andata via e al suo posto è rimasto un tappetino di granellini neri galleggianti.

Credo sia inutile dire che li ho eliminati tutti, uno ad uno, a volte anche a gruppetti, ma tutto ciò ha richiesto il suo tempo e ritardato l'incontro tra me e l'amato caffellatte.

Quando finalmente l'ho inondato di zucchero e credevo che il nostro momento fosse giunto, le fette biscottate ci hanno messo lo zampino.

La confezione non voleva aprirsi in alcun modo, la colla pareva decisa a tenere tutto ben chiuso in eterno e mentre io lottavo per separare il lembo dal resto della scatolina, il caffellatte mi guardava sconsolato e con senso di abbandono.

Quando finalmente le mie mani frenetiche e ormai isteriche e impazienti ce l'hanno fatta, finalmente mi sono dedicata all'amato, ma qualcosa aveva turbato la nostra armonia, il nostro rapporto non era più lo stesso.

La colazione della talpa turbata, in qualche modo ostacolata, dà la sua impronta a tutta la giornata, si porta dentro la sensazione che la giornata sarà per forza meno limpida di quanto avrebbe potuto essere, è segno infausto.

L'unico modo per ovviare, sarebbe tornare a dormire di nuovo, risvegliarsi e ricominciare daccapo con un'altra colazione.

Ma invece andrò avanti con questa giornata che parte zoppicante, sperando di trovare qualcosa di interessante nel suo insolito passo claudicante.

 

martedì, settembre 22, 2009

Il favollo gnam gnam.

Qualche giorno fa...pioggia, vento, tuoni, fulmini  e saette rendono il periodo trascorso molto più lungo, ma si tratta di qualche giorno fa.

Qualche giorno fa ero al mare con una mia amica e i suoi mostriciattol...ehm, dolci pargoli.

Lo scopo della giornata per me era godere di una delle ultime giornate di mare della stagione, per i piccinaccoli dare la caccia a un favollo, per la mia amica riuscire a rilassarsi più possibile nonostante la molesta presenza e le continue richieste d'aiuto nella caccia.

Il favollo.

La gente di terra lo chiama granchio. La gente di mare lo chiama favollo. E' un parente del granchio, sicuro, ma molto grosso e peloso e con delle chele capaci di troncare falangette a chiunque cerchi di afferrarlo. Non credo si possa definire bello, ma devo ammettere che l'animaletto ha un suo fascino.

Io, anche se sono una talpa e quindi tutti tenderebbero a definirmi di terra, in realtà sono di mare. La gente di mare a quelli di terra gli va via alla grande, ecco perché io sono di mare.

Il favollo vive tra gli scogli, in quei luoghi freschi e un po' bui, lambiti e intervalli più o meno regolari da dolci onde limpidissime, a meno che il mare non sia in tempesta, certo. In tal caso il favollo credo riesca a trovare case più comode, confortevoli e meno esposte. Probabilmente ha una residenza invernale più riparata.

Mentre io assolvevo al mio compito, la mia amica, munita di filo di nylon e coltello si aggirava per gli scoglietti alla ricerca di lampade. Devo dire che il suo aspetto, con quel coltello in mano, mi appariva piuttosto minaccioso.

Le lampade non sono quegli oggetti che fanno luce, bensì dei piccoli molluschi attaccati a una conchiglietta concava, aperta, che stanno attaccate agli scogli.

Le povere lampade dovevano fare da esca per il favollo.

Questa la tecnica: attaccare la lampada al filo di nylon, farla penzolare davanti al naso del favollo, così da indurlo a uscire dalla sua tana e poi...zac!, catturarlo. Semplice, no?

Il favollo in questione era già stato avvistato una settimana prima, sotto lo stesso scoglio. Non so dire se questo fosse lo stesso o se a volte si scambino le casine tra loro, ad ogni modo pare che sotto quello scoglio si trovi sempre un favollo.

Il favollo stava sonnecchiando e sentiva giusto un languorino nel buzzino quando si è visto calare davanti agli occhi una bella lampada cicciotta. Che giornata!, ha pensato, oggi mi servono il pranzo. Oh, lo so che è un'esca, questa povera lampada non può abitare qui e dondolare così come fa, sono un favollo io, mica un citrullo. Opera di quei mocciosi che la domenica si divertono a darmi la caccia. Oh, se li conosco...Gnam Gnam...Buuurp! Grazie ragazzi, ora torno a sonnecchiare.

Mamma, mamma, l'ha mangiata e mi ha lasciato il guscio, il favollo si è mangiato la lampada!

Tra lo stupore e la meraviglia dei rompiscatol...ehm, dolci bambini, la mia amica si mette alla ricerca di altre esche.

E così di nuovo, cala un'altra esca davanti al naso del favollo, che pensa, Ohibò, che giornata!, proprio una gran domenica, degna di questo nome. E si annoda il tovagliolo a quadretti al collo, preparandosi al banchetto. E non sbaglierà, perché i mocciosi gli forniranno diverse lampade su un piatto d'argento, anzi su un filo blu.

Unico problema, credo che a fine giornata il buzzino del favollo gnam gnam fosse talmente gonfio da averlo costretto a cercarsi una tana più grande.

Dura la vita per il favollo, eh?

P.s. Devo precisare, mio malgrado, che non sempre il favollo ha vita così fortunata. Giorni addietro ne era stato catturato uno e era stato messo in un secchiello blu, che era stato lasciato accanto al mio asciugamano e mi era stato ordinato di controllare che non scappasse. Dopo un po' avevo sentito quelli di dietro urlare "C'è un granchio  enorme sulla sabbia!". Gente di terra, pfui! Nel frattempo erano arrivati i piccoli mostri urlando "Dov'è il favollo? L'hai fatto scappare!" Uh? Io osservavo e tacevo, sperando che il favollo ce la facesse, ma quella gentaglia di terra continuava a urlare "Un granchio!", così lui finì di nuovo nel secchiello. Ancora mi domando perché non avesse preso la via del mare, ma fosse andato dalla parte opposta. Forse anche tra i favolli ci sono quelli privi di senso dell'orientamento. Un favollo talposo.

domenica, settembre 20, 2009

Delizie.

Ci sono letture che deliziano il cuore e gli occhi e siccome oggi mi sento molto generosa, le spiattello qui.

Non si tratta di letture semplici, ma di domande sulle quali si può continuare ad interrogarsi per giorni, settimane, anni, col rischio di non giungere mai a una risposta.

E' lento il bradipo...o sono veloci tutti gli altri?

Il quesito non è farina del mio sacco, ma del professor Pico de Paperis, che sull'argomento ha tenuto una conferenza all Fondazione Saputelli.

Non so se lui avesse anche le riposte o se intendesse solo analizzare il dilemma in modo approfondito, utilizzando i numerosi mezzi del sapere a sua disposizione.

Io non sono potuta andare alla conferenza perché, per ovvi motivi, non sono ammessa alla Fondazione Saputelli.

Ma la domanda  è lento il bradipo o sono veloci tutti gli altri, oggi allieta totalmente la mia giornata. Spiegare il perché di tale gioia, mi riuscirebbe troppo difficile.

giovedì, settembre 03, 2009

Una talpa e una medusa.

Mentre il mio cervello era in vacanza io sono stata contattata da una medusa particolarmente socievole. Grazie a lei, anche senza l'assistenza del cervello (quello automatico è in grado di mantenere gli automatismi, per le emergenze bisogna arrangiarsi da soli) ho battuto un record paperinesco di rientro a riva a nuoto, in preda a un dolore pazzesco e al terrore incontrollabile di incontrare qualche amichetta di quella medusa. Ho bevuto tutta l'acqua possibile, compensando l'acqua che bevevo con quella che rilasciavo con le mie lacrime. Come dire, un equilibrio pressoché perfetto, che difficilmente mi ricapiterà di poter mettere in atto.

Ero al largo e sola in spiaggia, quindi all'arrivo, nonostante il quasi shock anafilattico, gli arti tremolanti, la testa che mi esplodeva e un dolore lancinante sul buzzino, che non osavo guardare dalla paura, sono uscita con regale indifferenza talposa, come se quello fosse stato il più anonimo dei miei bagni e io la bagnante più tranquilla dell'universo. Almeno questo è quello che penso io.

Mi sono seduta sul mio asciugamano, la mano sulla bua, senza mai guardare, sperando, non so per quale motivo, che non si asciugasse mai. Sperando di poter rimanere lì, con la mano a proteggermi per sempre e al tempo stesso desiderando di essere trasportata in un altro luogo, senza alcuno sforzo da parte mia.

Poi ho deciso di stendermi a pancia in giù sul mio asciugamano, che a sprofondarci il muso dentro era quanto di più confortevole potessi trovare in quel momento, lui che mi asciugava le lecrimucce e che nascondeva il mio dolore nel suo profumo e nella sua morbidezza...si fa per dire, i miei asciugamani sono tutt'altro che morbidi, la mamma della mia amica dice che è ovvio che a noi l'ammorbidente non ci funzioni, ovvietà tutt'altro che dimostrabile scientificamente, eppure certa.

Ma il mio duro asciugamano, duro nell'aspetto ma non di cuore, cercava di lenire la mia sofferenza, io avvertivo il suo amore, solo che, ahimé! la sua durezza non faceva bene alla mia bua, così mi sono rimessa a sedere, poggiando la maglietta sulla bua perché non prendesse il sole, che sentivo non era in vena di calore.

Dopo un tempo indefinito in questa posizione, seduta, in stato decisamente confusionale, la maglia tenuta sul buzzino verso destra, sulle costoline, dove la pelliccetta è delicata e sottile, la testa poggiata a nascosta sulle ginocchia, mi sono decisa a chiamare la mia amica, che abita a due passi da lì.

Mi ha risposto sbadigliando, si era appena svegliata  e si preparava con calma per andare al lavoro. Sentendo le mie condizioni mi ha detto di andare da lei e di mollare lì la bici e così ho fatto.

All'arrivo ha valutato il danno, ma il riso sulla mia espressione prevaleva sul soccorso, che del resto io non volevo. Non volevo nulla in fondo, solo stare buona.

Lei rideva perché pare l'espressione del mio musino dicesse "perché doveva capitarmi questa cosa qui oggi"

Beh, non sono belle esperienze no, e non sopporto il dolore e non tollero che qualcosa disturbi il mio bagno in mare.

L'evoluzione dell'amicizia con una medusa è che tutti i giorni diventa più viola, pur essendo passati ormai dieci giorni, tanto che credo ci sia rimasta appiccicata la medusa stessa sul mio buzzino.

Quindi ora siamo una talpa e una medusa, un rapporto che durerà a lungo, a quanto pare.

Finché non interverranno modificazioni genetiche e inizierò ad assumere un colore traslucido e mi verranno fuori piccoli tentacoli.

Spero che sapranno scrivere su una tastiera.

My brain is back.

Il mio cervellino a un certo punto ha aperto una sdraio, un ombrellone, un piccolo tavolo tondo per poggiare bibite e quant'altro, si è messo il costumino, si è disteso, ha accavallato i piedini e chiuso gli occhietti, l'espressione beatamente assente.

Poi ha riaperto gli occhi, sbuffando si è alzato, si è trascinato pigramente fino a un pannello pieno zeppo di pulsanti e ne ha pigiato uno rosso. Io sono andata a sbirciare, c'era scritto "cervello automatico". Poi si è sdraiato di nuovo e ha piantato un cartello davanti a sé con su scritto "Chi disturba muore!".

E così ha dichiarato chiuso l'argomento.

Non ho potuto che adeguarmi.

A un altro punto, non ben definito, ma molto vicino a questo in cui sto scrivendo, l'ho visto stiracchiarsi e mettersi seduto sulla sdraio. Dopo qualche minuto di riflessione, ha preso il bicchiere e succhiato dalla cannuccia la bibita rimasta. Poi si è alzato, ha chiuso l'ombrellone, senza fretta e l'ha riposto assieme al piccolo tavolo tondo nella cabina blu. E' sparito dentro anche lui per qualche minuto e quando è tornato fuori indossava un paio di bermuda e una maglietta al posto del costumino.

La sdraio l'ha lasciata lì aperta. E' tornato al suo pannello di comando e stavolta ha pigiato un altro pulsante. Di nuovo ho sbirciato: "cervello semiautomatico" c'era scritto.

Poi è tornato alla sdraio. Nonostante l'aspetto burbero la sua andatura tradisce energia e voglia di ricominciare. A tratti, quando pensa che nessuno lo guardi, accenna qualche saltello, poi si guarda intorno e fischietta indifferente. Si vede che è allegro e riposato, come qualunque rientro dalle ferie degno di questo nome.

Poi si è seduto di nuovo e ha tirato fuori un nuovo cartello con su scritto "Disturbare solo se strettamente necessario. Ogni abuso sarà punito con prolungamento indefinito delle ferie."

Dice così, ma in realtà ha voglia di ricominciare e se lo si disturbasse non metterebbe in atto la sua minaccia, ma sarebbe quasi contento.

E' solo che non ama i cambiamenti troppo bruschi, deve scivolare piano, in modo graduale, nelle nuove stagioni della sua vita.

lunedì, luglio 27, 2009

Calma.

La calma dopo la tempesta.

O forse prima della tempesta. Dopo di sicuro, prima...forse. La calma sta sempre nel mezzo, e anche la tempesta.

Tutto sta in mezzo a qualcosa.

Quanta filosofia di primo mattino. Del resto mi sono svegliata alle sette e mezzo in preda ai morsi della fame e non è bello.

Ieri ho frequentato luoghi in cui, difficile a credersi, c'era molta difficoltà a reperire del cibo, cibo semplice, non c'era verso di addentare un panino, un toast. Non c'era modo neppure di avere un cappuccino. Eppure ero disposta a pagare, non volevo nulla gratis e in questo luogo c'erano ben tre bar. Cosa vendessero, non sono riuscita a capirlo. C'era anche una pizzeria, ma non erano disposti a dare nulla di veloce prima della mezzanotte, e io non avevo molto tempo a disposizione, e quando sono tornata alle undici hanno detto che avevano finito tutto. Non mi è mai capitato di incontrare così tanti bar e ristoranti solidali nel volerti far morire di fame. Ci sto ancora riflettendo sulla stranezza di quel luogo, anche se non credo che ci tornerò per approfondire il mio livello di comprensione. Passino il panino e la pizza, ma un bar che si rifiuta di farmi un cappuccino con me ha chiuso.

Non so se il periodo di calma si limiterà al senso di sazietà, che comunque non è poco, perché riempire il buzzino affamato è già una gran cosa e ci rimette di buonumore e ci dispone bene verso il mondo. Al resto poi ci si pensa.

Ho avuto un periodo breve ma intenso, pieno di...come chiamarle...piccole batoste. Ve le spiego con un'immagine.

C'è una buca, con una talpina affacciata e anche un po' incuriosita e anche un po' fiduciosa, come è lei. Qualcuno tira un sasso e la colpisce sulla chiorbina. Lei grida "Ahi!", si infila dentro un istante, si massaggia un po' la bua e torna subito fuori perché comunque c'è il sole e lei ha voglia di stare fuori e del sasso si è già dimenticata. Ma non fa in tempo a tornare fuori che un ramo si stacca e le cade di nuovo sulla chiorbina e le lascia anche dei graffietti sul musino. Lei torna dentro un pochino e mette dei cerottini e dice "Uffa, non vale però!" e si ferma al riparo un pochino. Dopo un po' però decide di tornare ad affacciarsi. Stavolta è un po' più timida e si guarda intorno e mentre se ne sta lì, incerta se tornare fuori e smettere di avere paura, qualcuno le tira una palettata in testa. Lei torna dentro, chiude la botola e  inizia a fare delle lacrimucce, mentre tremante mette del ghiaccio e cerottini sul bernoccolo che cresce a vista d'occhio. E tremante rimane nella sua buchina, a medicare le sue ferite.

Per passare dalla metafora alla realtà, basta sostituire le ripetute ferite alla testa con altrettante e forse anche più, piccole pedate nel culino, piccole e ripetute.

Interessante è la concentrazione, perché se uno se le leva tutte insieme è meglio, così poi non ci si pensa più. Fossero più diluite nel tempo ti darebbero l'illusione, mentre ti riaffacci dalla buchina, che finalmente tutto fili liscio, facendoti riacquistare un'inutile fiducia.

Quindi sono stata fortunata e poiché tutto ciò che è stato spazzato via era roba su cui ero molto incerta, probabilmente è così che doveva andare e ora potrò uscire dalla mia buchina e mettermi a saltare e danzare sull'ebrezza del futuro.

Purché non passi un tir e mi spazzi via definitivamente.

Lo so, mica non lo so, che dire che quello che non c'è non serve e se è andata così vuol dire che così doveva andare, sono frasi da sfigata che non può dire altro.

Certo, bello sarebbe dire "No, basta con tutte queste richieste, non ce la faccio ad accontentare tutti, so di essere molto richiesta, ma non posso mica dividermi in mille pezzi...abbiate pazienza!"

Ma questo è un film che non ho mai visto e quindi mi devo accomodare nella mia, di vita.

Fossi un personaggio di un libro, a questo punto al mio personaggio regalerei un bel colpo di fortuna, questo è certo. Una bella tempesta di fortuna.