Sono viva?
Beh, mi sembra una parola grossa per descrivere il mio stato oggi, che di vitale ha poco e niente.
Sono reduce da un altro weekend di lavoro, di nuovo quattro giornate di lavoro condensate in due, con quelle precedenti e successive, quelle normali intendo, che non si sono mai fermate.
Non ce l'ho fatta a superarle indenne, era troppo per me, era già troppo una volta sola, ma due in un mese... invalicabile.
Ieri, nel pomeriggio ho avuto uno sprint di energia, in cui ho detto alla mia collega "senti, se arriviamo indenni alle otto, è fatta. A quel punto sarà tutta discesa!"
Lei era d'accordissimo con me.
Le ho fatto anche il disegnino, tecnico, con tanto di difficoltà sulle ordinate e tempo sulle ascisse, eravamo praticamente quasi all'apice.
Lei è più pratica, non era interessata al disegnino, ma tutte le volte che mi incontrava annuiva e faceva l'occhiolino.
Ma io invece dicendo così me la sono gufata.
O forse dicevo così solo perché ci speravo, perché speravo che dicendolo, ce l'avrei fatta davvero ad arrivare fino in fondo incolume.
Ma non è stato così.
Il fine settimana, mentre io parlavo e scherzavo (perché non smetto quasi mai di scherzare), lasciava il segno, agiva, scavava in profondita.
Un solco così profondo da cui poi, poco prima delle otto, sarebbe esplosa la bizzella, come un geyser.
Non ho mai scalato una montagna, neanche un colle, forse solo qualche albero, ma mi sono sentita come quando scali una montagna e arrivata all'ultimo metro, con una mano già sulla vetta, il piede ben piazzato e l'ultimo metro da percorrere, perdi la presa, la mano ti scivola via e precipiti giù.
Forse nella mia vita precedente ero una scalatrice anziché essere una talpa.
Non so neanche da dove sia partita, come tutte le bizzelle, che poi a ripensarci un senso non ce l'hanno mai.
So che la collega mia complice nella scalata continuava a ripetere che era colpa sua, anche oggi, e io non capisco perché, né ho avuto la forza di chiederglielo.
So che non ho voglia di analizzare l'accaduto, che mi dispiace un casino per non avercela fatta.
Non so perché, ma credo per me avesse un qualche significato.
Stamane la compagna di scalata mi ha portato un po' di pizza, sa che mi piace.
Stamane gli umori di tutti erano indefinibili, come dopo una bizzella, come dopo il passaggio dei dissennatori, come dopo un'esplosione.
Quella strana calma fatta di vuoto, di silenzi e di strane cortesie.
Ora mi sento in debito di un anno di energia, nel senso che è come se avessi già consumato il fabbisogno di energia dei prossimi dodici mesi.
Quindi nel prossimo anno dovrei lavorare per risanare il debito, più provvedermi della quantità giornaliera necessaria, sperando che non giungano imprevisti, con richieste eccezionali.
Fortunatamente gli esseri talposi, come quelli umani, in situazioni di stress, ciompamento, incatagnamento, non riescono ad avere visioni obiettive, né a fare bilanci realistici, sulla quantità di energia effettivamente presente né su quella realmente consumata, né sui tempi di ripristino, che in tempi ciompati possono apparire infinitamenti lunghi.
Il tempo si diverte sempre a giocare con gli umori, come gli specchi deformanti.
Insomma, conto su questa legge, che credo sia l'unica o una delle poche a non godere di eccezioni.
Insomma, come legge mi pare, per fortuna, piuttosto incontrovertibile.
Intanto, pomeriggio nella buchina, buona buona.